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Antonella Avanzini su Genitori si diventa ODV

Quando noi genitori abbiamo paura del futuro, può riportarci a vivere meglio il nostro quotidiano, un libro come questo.Per questo ne scrivo, perché a volte serve leccarsi le ferite e vedere che non siamo i soli.

Scrivevo nella recensione che ne ho fatto qualche anno fa: Dentro questo libro un genitore trova se stesso. Si vede allo specchio. In particolare il genitore adottivo, ma tutti i genitori possono trovare chiavi di lettura ai loro comportamenti e pensieri, alle loro difficoltà. Possono riconoscersi e sentirsi rappresentati e “accolti”. In un certo senso, ascoltati davvero da chi ha scritto il libro, attraverso le pagine del libro. Soprattutto possono trovare conforto alle loro insicurezze e, cosa molto importante, trovano strumenti per agire, per affrontare in modo costruttivo le loro difficoltà.

Il libro racconta quali emozioni e quali stupori, quali “ignoranze” e quali magnifiche intuizioni, accompagnano e affiancano il genitore che si avvicina ad un figlio in arrivo. Racconta nello specifico il formarsi famiglia tramite l’adozione, ma offre il suggerimento di come porsi nei confronti delle nostre attese e aspettative di genitori a trecentosessanta gradi.

Ci sono nel libro chiavi di lettura e suggerimenti per interpretare i comportamenti dei bambini, che risultano di grande interesse per un genitore adottivo che si trova di fronte all’uragano che spesso i bambini portano nella vita stabilizzata della coppia in attesa. Frasi illuminanti che spiegano quello che a volte sembra non avere spiegazione logica.

Un esempio tra i tanti: << Bambini che non hanno potuto controllare nulla nel loro passato cercano di avere un controllo totale del loro mondo presente.>>

Attraverso alcuni estratti dai racconti portati da genitori e da figli nei gruppi, abbiamo modo di vivere e ascoltare in modo diretto il loro sentire, le loro emozioni, il loro reciproco confronto e scontro all’interno delle famiglie. Questi racconti ci avvicinano ai protagonisti dell’adozione e tutto il libro insegna a mettersi in una visione di accoglienza allargata a tutti i componenti della storia di una famiglia adottiva: i figli, le loro storie e le storie dei genitori.

Comprensione e attenzione per i genitori, che spesso si sentono davvero soli nell’affrontare la loro nuova struttura familiare: << Se si condividesse realmente, fra soggetti istituzionali e famiglie, cosa significa crescere un figlio adottivo, l’importanza di accompagnarlo nell’elaborazione della propria storia, il significato di appartenere a due famiglie, a due madri (una da elaborare, una da vivere), se le istituzioni mettessero costantemente al centro i bisogni del bambino adottato, questo aiuterebbe a creare nei futuri genitori gli strumenti per calarsi in sicurezza nella propria storia.>>

Ma cosa possiamo fare quando siamo poi nella realtà, soli in casa a tu per tu con la nostra storia di famiglia? Forse provare a mettere in pratica, per quanto si può, quanto ci suggeriscono gli autori: << Essere genitori, vivere l’adozione significa essere attraversati da un flusso di esperienze che possiamo solo lasciare scorrere dentro di noi.>>

Alcuni passaggi del libro sono stati per me molto importanti, mi hanno fatto capire che necessità davvero ineludibile deve essere la ricerca continua del contatto sincero con i nostri figli: << Risposte giuste non ce ne sono mai, c’è uno stare giusto, lo stare assieme , l’ascolto attento e che valorizza. Chiamati a rispondere possiamo dire sinceramente: “non lo so perché ti è accaduto questo. Stai male? Lo so, sono qui con te.>> E ancora: << Quando i figli sono molto piccoli non sono le parole che contano (e talvolta neanche quando i figli sono grandi). Serve il proprio corpo e come si sta nello spazio con loro. … >>

Obiettivo ultimo del libro è sostenere i figli adottivi attraverso il sostegno ai genitori. Direi ancora meglio che è sostenere “la famiglia adottiva”. Perché << Il lavoro a sostegno di una famiglia che adotta non può che essere lavoro sulla solidità dei legami, sulla loro forza ed intensità e sulla loro legittimità.>>

E se la famiglia va in crisi? Se i figli in crisi, mettono in crisi tutti, che accade? Come uscire da un tunnel che pare senza uscita?Nell’ultima parte del libro si affronta questo delicato tema. Come in tutto il libro, viene fatto con grande lucidità, chiarezza e fermezza. Si trovano riflessioni determinanti, analisi profonde che fanno riflettere e aiutano davvero un genitore in sofferenza. A trovare ad esempio la forza per reagire: << Se accade (e accade nelle migliori famiglie di farsi calpestare), nel figlio subentra la paura, perché a quel punto si chiede: “Allora, adesso, chi mi protegge se loro hanno paura? >>

Si trovano in questa parte di questo prezioso libro, anche riflessioni che in ultimo ci raccontano di tutti noi, attraverso il racconto della vita dei nostri figli: << Avvicinarsi ad un ragazzo con l’intento di curare può non essere il giusto approccio, in fondo non si cura nessuno dalla propria vita. L’unico modo per essere funzionale al bisogno della vita di una persona è condividerla, normalizzarla in un mondo che normale non è e che per questo non può pretendere uniformità e standardizzazione.>>

Una frase conclusiva per descrivere il libro? Aiuta a “cavarsela” quando pensiamo “io speriamo che me la cavo”!

Due recensioni online:

Una vera risorsa inaspettata di Antonella Avanzini

State of mind su L’adozione una risorsa inaspettata di Costanza Valentini.

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