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Ieri ero al telefono con una coppia che mi chiedeva un confronto in merito ad un’esperienza che stava vivendo. Ad un certo punto mi ha chiesto: “Ma questa cosa che stiamo vivendo noi, succede anche ad altri?“.
Senza pensarci ho potuto rispondere: “Si certo, è successa e succede. E’ qualcosa che può capitare e capita.“.
Ecco, confrontarsi serve anche a questo, scoprire che non si è soli, che non si è unici, che le proprie esperienze non sono necessariamente isolate ed eccezionali.
Questo aiuta? Secondo me si. Aiuta. L’eccezionalità e l’isolamento sono sempre un danno. Creano paure, sensazioni negative.
L’adozione una risorsa inaspettata, ad esempio, è un libro che scaturisce dall’esperienza con alcuni gruppi di mutuo aiuto di Genitori si diventa OdV, dalla voglia e il piacere di mettersi in cerchio e condividere. Non esaurisce quanto vi si può sperimentare. Ci sarebbe molto altro da dire e credo proprio che in futuro proverò a raccontarlo e dirlo.
Ne estraggo uno stralcio perchè mi piacerebbe che quanto scritto possa essere di aiuto a chi si avvicina a questo percorso e alle famiglie adottive.

La paura di non riuscire ad adottare. La paura di un bambino che non si riesce a gestire, di un bambino problematico. La paura di un bambino con problemi di salute. La paura di non farcela, di non essere in grado. La paura del “fallimento”. La paura di non essere amati. La paura di non riuscire ad amare. La paura per l’integrazione con altri figli.

Quando si comincia a parlare delle proprie paure individuali, si scoprono una quantità di cose inaspettate, sia di se stessi che del proprio partner. Se si sta lavorando in un contesto di gruppo, questo può allora essere “utilizzato” per superare la naturale difficoltà di ammettere e di condividere le proprie paure. …

«Vivo la paura come una grande ansia esplosa con il decreto e il corso informativo dell’ente. L’idea del bambino è cambiata nel percorso, adesso questo bambino sembra un mostro, si trascina dietro anche l’idea di fallire.»

«La nostra paura è quella di rompere un equilibrio con i figli biologici. La paura di avere un bambino più problematico di quelli biologici, la paura di non essere capaci, di non farcela.

«La mia paura è quella dei miei limiti. Noi siamo abituati ad una vita a due, ho paura di una vita a tre.»

«Ho paura di un figlio così diverso, di non riuscire a entrarci in relazione. Tutti dicono che imparano la lingua in fretta, ma è poi vero? Noi adotteremo un bambino di 7-8 anni. Lo capiremo? Per davvero intendo. Come un figlio?»

….

Il problema reale non è quello di ammettere le paure, ma di non riuscire a dirsi queste cose, il non vedere il problema.

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