Gli spazi si creano varchi nella nostra vita, aree di passaggio e transito, sono possibilità di pensiero e vengono costruiti nell’azione. Per me, hanno a che fare con:

  • i diritti  perché contribuire all’esigibilità dei diritti delle persone mette a contatto con la realtà e mantiene umani.
  • la famiglia, perché il diritto alla famiglia rende urgente affrontare in modo concreto il sostegno alle famiglie più fragili. Stare con le famiglie significa camminare assieme alle persone, sentirne le necessità, provare a trovare vie di uscita.
  • la scuola, perché il diritto all’educazione permette di affrontare i temi e i nodi dell’inclusione, delle relazioni tra insegnanti e alunni e tra scuola e famiglia. E’ solo in questo tessuto di relazioni reciproche che si realizza la possibilità di un apprendimento vivo ed efficace.
  • la didattica, perché insegnare significa riflettere su se stessi, sulla propria didattica, su come fare la differenza, culturalmente ed emotivamente nella propria classe. Significa credere di poter comunicare la propria passione, narrare la propria storia per alimentare l’emozione di chi farà ricerca e insegnerà domani.
  • la matematica, perché scegliere un sapere e percepirne l’intensità sino in fondo significa aprire le porte verso molti altri saperi. Ad ognuno si può dedicare la stessa esattezza e lo stesso metodo indipendentemente da simboli e linguaggio. La matematica è rappresentazione di vita.